sabato 13 febbraio 2016

Come creare una fioriera che funziona


In questo articolo voglio parlare di fioriere, in particolare di come impostare una fiorirera o un vaso che dia alle piante un ambiente sano a livello radicale.

Spesso nel creare le nostre fioriere, ci ritroviamo ad avere dubbi sul terriccio da metere, la profondità della fioriera o del vaso, come evitare il ristagno idrico o al contrario la troppo rapida defluizione dell'acqua data dall'innaffiatura.

Partiamo dalla scelta della fiorira o del vaso (userò questi due termini ma il concetto vale per l'uno o anche per l'atro), per prima cosa chiediamoci cosa vogliamo piantare sul nostro vaso...una siepe? degli arbusti? delle annuali?...immaginate che nel caso di piccoli arbusti, come le conifere nane, le rose tappezzanti o le erbacee perenni, la profodità delle radici raggiunge normalmente i 20/30 cm (non pensiamo alle eccezioni ora), per arbusti più grandi come abelia, ceanothus, hipericum, ecc. siamo sui 40/50 cm, per arbusti più grandi e piccole siepi come ligustro, alloro, viburno, ecc. siamo sui 40/50 cm.

Qualcuno ora si starà chiedendo...ma perchè a me sta anche in un vaso più basso ugualmente?...in effetti lo spirito di adattamento di una pianta è davvero senza limiti, ma se doveste scegliere di vivere in una roulote o in una villetta dove andreste a "mettere le vostre radici?".

E' chiaro che il nostro desiderio è quello di far vivere le nostre piante bene e per lungo tempo nel vaso e che quindi è importanti dargli la giusta dimora, poi ognuno fa le sue scelte e purtroppo o per fortuna, le piante non vi chiameranno mai la notte per dirvi che non stanno comode!!!

Trovato il vaso adeguato andiamo ad impostare il nostro substrato di radicamento:


IL TERRICCIO: questa scelta è fondamentale, ricordate che la pianta non vuole ristagno idrico come non vuole la carenza idrica, quindi dovremmo andare a creare un terreno che possa trattenere l'acqua ma allo stesso tempo defluirne l'eccesso. Normalmente, i terricci in vendita sono ricchi di "TORBA BIONDA" (leggete le targhette!) che è un ottimo strutturante, ma ha un grandissimo difetto, fin quando rimane umida, riesce ad avere una buona ritensione idrica ed allo stesso tempo non si verificano ristagni (è molto equilibrata), ma se per caso vi si secca, perde completamente la ritensione idrica e quindi si creano i corridoi preferenziali per lo scarico dell'acqua e avviene quello che molti di voi vedono nei loro vasi, ossia, l'acqua che date ve la ritrovate rapidamente nel sottovaso ed il terriccio rimane secco. La scelta migliore da fare è quella di miscelare ad un terriccio universale della terra da coltivo (quella di un campo ad esempio) possibilmente argillo-sabbiosa con la proporzione di due parti di terriccio ed una parte di terra. In questo modo la terra riuscirà a trattenere l'umidità e manterrà la torba bionda umida senza fargli perdere la capacità di ritensione idrica.


IL DRENAGGIO: ogni vaso dovrà avere nella sua parte inferiore un drenaggio, fatto con ghiaia lavata, argilla espansa o lapillo. Vi consiglio, tra tutti questi, di scegliere il lapillo, perchè essendo poroso e grossolano, favorisce sia il deflusso dell'acqua, sia la risalita capillare dell'acqua dal basso, e in seguito capirete che il trucco della vostra fioriera sarà proprio questo. IMPORTANTISSIMO!!! Non mettete MAI lo strato di drenaggio e sopra subito il terreno!!! Inframezzate sempre un foglio di TNT (tessuto non tessuto) tra i due, altrimenti rischiate che a lungo andare  il terreno vada ad otturare la macroporosità del drenaggio

Lo spessore del drenaggio non deve essere ne troppo, ne poco, ma giusto! cioè tra i 5 e i 10 cm a seconda della profondità del vaso (per cui, ricordatevi di conteggiare anche il drenaggio, nella profondità del vaso scelta).







LA RISERVA IDRICA: questa tecnica è fondamentale è il vostro trucco segreto, e vi farà risparmiare tempo e ottenere risultati ottimi. Nel fondo del vaso applicate un foro di un paio di cm, intorno al foro, mettete con del silicone un anello di plastica detto TROPPOPIENO (basta una semplice canalina elettrica, naturalmente più grande del foro, fate i vostri calcoli) in questo modo dando l'acqua nello strato del drenaggio vi si creerà un ristagno di acqua che lentamente risalirà per capillarità non facendo andare in stress idrico la vostra pianta e mantenendo il terriccio umido.


RIASSUMENDO: immaginiamo di dover piantare le nostre rose tappezzanti sul balcone, scegliamo un vaso di una profondità di 30 cm, creiamo il foro per lo scolo dell'acqua, ed applichiamo il "troppopieno" con l'anello in plastica attaccato con il silicone, posiamo ora lo strato di circa 5 cm di lapillo e mettiamo il TNT che risalga per le pareti del vaso per almeno 5-8 cm, infine misceliamo bene ed omogeneamente il terriccio con la terra, mettiamo un po' di concime potassico e fosforico e riversiamolo nella nostra fioriera. Ora, piantiamo le nostre rose e ricopriamo il terriccio con un po' di corteccia o ghiaia, che eviterà la traspirazione di troppa acqua ed avrà un bel effetto estetico.

In questo modo avete ottenuto una fioriera davvero funzionale e bilanciata e le vostre piante vivranno sane ed a lungo.

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A presto

Riccardo Frontini

lunedì 8 febbraio 2016

La potatura della mimosa per ottenere fiori ed equilibrio


In questo articolo, voglio spiegare in che maniera occorre potare la mimosa per ottenere dei buoni risultati di fioritiva nell'anno successivo, e per fare in modo che la stessa sia resistente e non si spacchi con il tempo.

La mimosa (acacia dealbata) appartiene alla famiglia delle Mimoseae, nonostante sia considerata nella classificazione APG, della famiglia delle Fabaceae. E' un albero sempreverde, originario dell’Australia da dove fu portato in Europa nel 1824. Se lasciato al naturale forma una chioma irregolare ma tendente al rotondeggiante alta 10/15 metri, nelle zone di origine sono segnalati alberi alti anche a 25/30 metri. Le foglie bipennate sono composte da piccolissime false foglie morbide al tatto e di colore che va dal verde chiaro al glauco a seconda delle varietà. Hanno la caratteristica insolita di richiudersi durante la notte, in giornate fredde o durante dei forti temporali. I fiori fatti a capolino sono piccoli, raccolti in glomeruli, di colore giallo più o meno accentuato. Sono talmente numerosi che quando la pianta è in pieno fiore da l’impressione che sia un grande pallone giallo.

Esistono davvero tante varietà di mimosa, che si distinguono sia per il portamento sia per la tipologia dei fiori (che possono essere anche di colori diversi dal giallo) e delle foglie, una in particolare è la mimosa pudica caratterizzata da fiori lilla e foglioline che si racchiudono rapidamente dopo essere state toccate.

Le problematiche della mimosa sono quelle relative alla resistenza al freddo e soprattutto quelle relative alla crescita.

Per la resistenza al freddo vi consiglio di mettere la mimosa con esposizione calda (Sud o Sud-Ovest) possibilmente riparata da venti freddi di Nord e Nord-Est, inoltre ci sono varietà migliorate più resitsenti (chiedetelo al vivaista o al rivenditore di fiducia), queste sono alcune delle varietà resistenti al freddo:

- Gaulois (Acacia Dealbata) 
Grande albero molto vigoroso dal fogliame verde scuro. Foglie suddivise in due parti. Fioritura abbondante (giallo zolfo) che emerge ampiamente dal fogliame da fine gennaio a marzo.

- Tournaire (Acacia Dealbata) 
Sviluppo medio. Le foglie sono corte, fitte e verde scuro. I giovani germogli sono di color rosso. Fioritura precoce da fine dicembre a gennaio. Fiori a lunghi grappoli di un giallo brillante.


- Mirandole (Acacia Dealbata) 
Grande sviluppo. Grandi foglie bipartite verde chiaro. Fioritura in grandi grappoli di giallo brillante da fine dicembre a febbraio. Da riservare ai grandi giardini. 

- Bon accueil (Acacia Decurrens) 
Albero medio. Giovani rami spigolosi. Belle foglie verdi pennate. Foglioline distanziate. Fiori a grossi grappoli che superano il fogliame. Granuli molto grossi e molto odorosi. Fioritura gennaio-febbraio. Grande giardino.

- Mimosa delle 4 stagioni (Acacia Retinodes) 
Una delle più resistenti al freddo (da -9°C a -10°C). Fioritura primavera-estate

Per quanto riguarda invece la crescita, il problema non è che cresce poco, anzi, il problema è che cresce troppo, per questo spesso notiamo piante di mimosa molto sfilate (con rami lunghi e ricadenti), che in presenza di vento o neve, tendono poi a spezzarsi.

La cosa più interessante è che si può far crescere una mimosa sana e robusta, senza neanche mettergli il palo per il tutoraggio! sfruttando proprio la rapidità di crescita, il forte vigore vegetativo e la tecnica di potatura.

La tecnica per ottenere una buona mimosa, resistente, ricca di fiori e strutturalmente equilibrata dipende completamente dalla potatura. La mimosa, come la maggior parte degli alberi, ha due periodi vegetativi, il primaverile-estivo e quello tardo estivo-autunnale. In quest'ultimo, la pianta sviluppa i bozzoli delle infiorescenze (che però porterà a maturità a fine febbraio/marzo) quindi la potatura tarda estiva è sconsigliata altrimenti non avremmo una buona fioritura l'anno successivo.
La potatura si effettua non appena i fiori si sono appassiti diventando di un colore brunastro, prima che inizi la fase vegetativa, quindi circa ad aprile.
Per prima cosa vi consiglio di prendere una piccola pianta di mimosa, solitamente è un "astone" di un anno di circa 1,5 mt.
A questo punto se l'astone ha degli anticipati (rami che crescono durante lo stesso anno che cresce il ramo su cui partono) utilizzateli per impostare il "vaso" a circa 1 mt dove andrete a cimare l'astone. Se l'astone invece non ha anticipati, cimate semplicementelo a circa 1-1,20 mt attendendo i rami dell'anno successivo per impostare il "vaso". 
Solo per questo primo anno di crescita, al massimo due, potete aiutarlo con una canna per tutore, ma poi togliete tutto e lasciategli sviluppare le fibre in base alle sollecitazioni. Da ora in poi, ogni anno dopo la fioritura, potate la mimosa con un "taglio di ritorno" lieve più che altro di sfoltitura per alleggerire la chioma ed accorciare i rami troppo lunghi. Mi raccomando intervenite solo con tagli di ritorno altrimenti rischiate di perdere il controlo della chioma e spingere la pianta in eccessiva vegetatività. 
Per effettuare il taglio di ritorno sinteticamnete dobbiamo recidere il ramo immediatamente al disopra di un ramo di ordine inferiore a quello che viene eliminato. Il ramo rimasto, sostituisce l'apice di quello asportato assumendone le funzioni. In questo modo evitate su ogni taglio il grappolo di rami disordinati alla ricerca di una porpria entità di cima dominante.

Utilizzando questa tecnica, negli anni avrete la possibilità di ottenere una mimosa resistente e molto bella esteticamnete, che vi riempirà di fiori ad ogni primavera.


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A presto

Riccardo Frontini







lunedì 1 febbraio 2016

Come creare un laghetto artificiale - Dr Riccardo Frontini


I laghetti artificiali sono un arredo del giardino che ultimamente ha interessato molti appassionati di giardinaggio, addetti hai lavori ed anche professionisti, per la piacevole sensazione estetica e psicologica che hanno, ma occorre conoscere la funzionale tecnica costruttiva e soprattutto l'impegnativa manutenzione.
A volte però, proprio la manutenzione che richiedono i laghetti artificiali, hanno portato molti appassionati, una volta eseguita la posa in opera, a demordere e trasformare il laghetto in una grande fioriera.

Spesso, la mal riuscita di un laghetto artificiale non dipende solo dalla manutenzione, ma da una errata progettazione, da un "fai da te" che non ha saputo tener conto di tutte le sfaccettature che regolano questo complesso "microambiente", che vede insieme acqua, pesci, piante, micro organismi e soprattutto agenti climatici (temperatura, sole, pioggia ecc.).

In questo articolo, voglio spiegarti come effettuare una corretta progettazione di un laghetto artificiale.

Prima di iniziare però elenchiamo le operazioni che vanno affrontare e che spesso ci fanno gettare la spugna, per mancanza di informazioni:

  1. scelta della struttura
  2. dimensione della struttura
  3. scelta dell'impianto filtrante
  4. scelta delle tipologie di animali e vegetali da inserire
  5. scelta dei prodotti per la manutenzione

Risultati immagini per laghetto artificialePartendo dal primo punto andiamo a capire come si sceglie la struttura, oggi abbiamo a disposizione davvero tante alternative, infatti ci sono laghetti prestampati di diverse dimensioni sia in PVC che in Vetroresina oppure è possibile creare dei laghetti utilizzando dei teli fatti a posta per questo tipo di applicazione. La cosa che non dovete dimenticare neanche se utilizzate dei laghetti autoportanti come quelli in vetroresina, è di fare uno scavo ben più grande su cui mettere della sabbia, dove sarà appoggiato il laghetto. Questa pratica è invece obbligatoria per chi posa in opera il telo per laghetti. Mettere della sabbia non significa dare una "spolverata con sabbia silicea" ma bisogna almeno mettere uno spessore di almeno 15-20 cm di sabbia, altrimenti sia i cedimenti del terreno che il fisiologico assestamento del laghetto, rischieranno di far affiorare dei sassi che normalmente forano poi il telo, ma anche il PVC.

Le dimensioni devono essere scelte in funzione della grandezza del giardino in modo che il laghetto non sia eccessivamente impattante, mentre le profondità devono essere scelte in relazione alla sicurezza (ricordatevi che i bambini piccoli sono a rischio anche con un laghetto di 20 cm) e in funzione degli animali e delle piante che andrete ad inserire. Ad esempio, per i pesci rossi occorrono almeno 25 cm di acqua mentre per le carpe koi ne occorrono più di 40 cm.

Un altro fattore di fondamentale importanza è l'impianto filtrante, non si deve pensare che un laghetto artificiale possa "sopravvivere" senza un impianto di filtrazione, e non confondete il semplice ricircolo di acqua con l'impianto filtrante. Un gioco d'acqua aiuta l'ossigenazione, ma non serve a nulla per la limpidezza dell'acqua. L'impianto filtrante dovrà essere ben proporzionato con il volume del laghetto e dovrà avere due tipi di filtraggi, uno grossolano con della sabbia o delle spugne macroforate, e uno più fine con delle spugne o dei carboni attivi. Questo ci permetterà di avere l'acqua limpida, anche in presenza di pesci.

Animali e piante possono essere scelte in relazione soprattutto alle dimensioni, ci sono molti cataloghi anche su internet con una vastità di scelta per tutti i gusti. E' importante ricordare che sovraffollare il laghetto non porterà mai a nessun risultato soddisfacente per cui vi consiglio di inserire dalle 5 alle 10 piante, con 5-6 pesci rossi o 2-3 carpe koi per ogni 250 litri di acqua a disposizione.

Per la manutenzione è bene scegliere dei prodotti specifici che possano ad esempio ridurre la quantità di alghe e che siano sopportati sia dalle piante che dai pesci. Si possono trovare in commercio sia dei singoli prodotti che altri più complessi che agiscono su più fattori (riduzione delle alghe, correzione dei parametri vitali come pH e salinità, ecc.). Ricordate che superati i 30 °C dell'acqua è esponensiale il propagarsi di alghe e microrganismi.

Alcuni consigli utili che possono dare buoni risultati, oltre quanto già scritto, sono:

  • scegliete sempre fondi o dei teli chiari perchè diminuiscono l'assorbimento dei raggi solari, diminuendo temperatura e propagazione delle alghe;
  • mettete il lago in una zona in ombra o comunque non sottoposta ad un irraggiamento diretto per più di 6 ore, soprattutto nelle ore più calde;
  • in estate se la temperatura aumenta troppo (utilizzate un termometro per misurare la temperatura dell'acqua), utilizzate del ghiaccio per farla scendere sotto i 30 °C;
  • pulite il filtro una volta al mese in estate e almeno due volte nella stagione invernale;
  • controllate periodicamente il pH, la quantità di nitrati nell'acqua, la carica batterica e la durezza o gH (ci sono appositi test in commercio);
  • in caso di parametri fuori norma intervenite tempestivamente con prodotti mirati.
Con questi consigli e se seguirete con attenzione i metodi di progettazione e scelta dei materiali, avrete sicuramente una buona riuscita del vostro laghetto artificiale e quindi tante soddisfazioni da esso.

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Un abbraccio e a presto!

Riccardo Frontini

venerdì 22 gennaio 2016

Scegliere il miscuglio del prato - Dr Riccardo Frontini





La scelta del miscuglio di semina, dipende molto da cosa vogliamo ottenere dal nostro prato in termini di calpestio, livello di manutenzioni, disponibilità di acqua e tipologia di terreno.
Il desiderio di semina un tappeto erboso, è sempre lo stesso: compatto, verde e duraturo, insomma bello da vedere e da usare. 
Questo dipende, dalla scelta che facciamo dalle sementi presenti in commercio, in relazione alle esigenze, ai miglioramenti genetici ottenuti nel tempo, e ai costi.
Le varietà di semi per il prato sono infinite, per ogni esigenza sia di fabbisogno che estetica, inoltre, ci sono varietà che diminuiscono anche il livello di manutenzione. Premesso questo, possiamo dividere i miscugli di prato in due tipologie, quelli “monospecifici”, composti cioè da una singola specie di semente, e quelli “misti” cioè formati da più specie di sementi. Personalmente per raggiungere dei buoni risultati credo sia importante scegliere miscugli misti.


Ora vediamo quali sono le più importanti specie reperibili sul mercato, innanzi tutto diciamo che le specie si dividono in due grandi gruppi, le microterme e le macroterme.


Specie microterme

Le specie “microterme” sono quelle adatte a climi temperati freddi, crescono bene durante il periodo primaverile e autunnale mentre rallentano la crescita durante l’estate e l’inverno mantenendosi sempre però belle verdi.








Festuca Arundinacea

Crescita: CESPITOSA
Cure: MEDIO BASSE
Altezza di Taglio: 40-65 millimetri

E' una specie a portamento cespitoso fra le più usate nei climi di transizione. Rimane verde tutto l'anno e può resistere alle alte temperature ed alle carenze idriche meglio di tutte le altre specie microterme. E' inoltre resistente alla maggior parte delle malattie tipiche delle specie da tappeto erboso. E' persistente anche in zone ombreggiate. E' la specie più utilizzata in Italia per realizzare tappeti erbosi ornamentali.


Caratteristiche Generali
Resiste alla siccità, alle alte temperature e al calpestio. Difficoltà nel recupero.


Pratiche Colturali
Richiede concimazioni a medio/basso titolo di azoto. Tende a formare il feltro.



Festuca Rubra

Crescita: RIMATOZOSA o CESPITOSA
Cure: BASSE
Altezza di Taglio: 25-65 millimetri

Tra le specie microterme è quella che tollera meglio l’ombra, le foglie sono molto sottili. Forma un tappeto molto denso. Specie che si adatta ottimamente ai climi freddi umidi, non tollera temperature molto elevate.


Caratteristiche Generali
Si sviluppa molto bene in aree ombreggiate e anche in quelle siccitose. Difficoltà nel recupero.


Pratiche Colturali
Non necessita di grande irrigazione e richiede concimazioni a basso titolo d'azoto.


Poa Pratensis

Crescita: RIZOMATOSA
Cure: MEDIE
Altezza di Taglio: 25-50 millimetri

E' utilizzata per la sua tessitura media, il suo colore generalmente scuro e la sua crescita laterale. E' abbastanza esigente per l’acqua, ma in carenza idrica entra in dormienza e recupera quando le condizioni tornano favorevoli. I tappeti erbosi sono di ottima qualità, preferisce zone soleggiate.


Caratteristiche Generali
Lento insediamento ma con ottimo potenziale di recupero.


Pratiche Colturali
Necessita d'irrigazione e di concimazioni a medio titolo d'azoto. Tende a formare feltro.



Poa Trivialis

Crescita: Leggermente STOLONIFERA
Cure: MEDIO BASSE
Altezza di Taglio: 20-40 millimetri


Caratteristiche Generali
Rapido insediamento e medio potenziale di recupero. Predilige aree ombreggiate e umide.E' molto sensibile alla siccità.


Pratiche Colturali
Necessita d'irrigazione e di concimazioni a medio titolo d'azoto.Tende a formare feltro.



Lolium Perenne

Crescita: CESPITOSA
Cure: MEDIE
Altezza di Taglio: 25-50 millimetri


Caratteristiche Generali
Insediamento rapido ma con scarsa capacità di recupero e buona resistenza al calpestio.
Non sopporta la siccità e viene spesso impiegata nei miscugli.


Pratiche Colturali
Necessità d'irrigazione e di concimazioni a medio/alto titolo d'azoto.



Agrostide Stolonifera

Crescita: STOLONIFERA
Cure: ALTE
Altezza di Taglio: 4-20 millimetri

È la specie più pregiata tra le graminacee per tappeti erbosi. Forma un tappeto molto compatto, resistente al calpestio, alle malattie e di lunga durata. Necessita di terreni sciolti e ben livellati che permettano tagli bassissimi.


Caratteristiche Generali
Lenta velocità d'insediamento; forma un tappeto di altissima qualità. Resiste alle basse temperature.


Pratiche Colturali
Necessita di notevole irrigazione e richiede concimazioni ad alto titolo di azoto.



Specie macroterme

Le essenze denominate “macroterme” invece prediligono climi caldi, vegetano bene in estate e riducono l’attività durante le stagioni intermedie primavera-autunno e nel periodo invernale perdono completamente le foglie e tendono ad ingiallire.






Cynodon Dactylon

Crescita: RIMATOZOSA o STOLONIFERA
Cure: MEDIO ALTE
Altezza di Taglio: 5-40 millimetri

E' la specie più rapida nella crescita laterale. Forma un tappeto meccanicamente piuttosto robusto. Resiste in modo eccellente ad elevate temperature, siccità e salinità. Non tollera l'ombra e come le altre specie macroterme arresta la crescita alla temperatura di 10°C, al disotto di 0°C va in dormienza e perde la colorazione verde.


Caratteristiche Generali

Spesso sono impiegati ibridi. Ottima velocità di insediamento per via vegetativa.



Pratiche Colturali
Non necessità di grandi volumi d’acqua.



Paspalum Vaginatum

Crescita: RIMATOZOSA o STOLINEFERA
Cure: MEDIE
Altezza di Taglio: 6-25 millimetri

E' una specie nativa delle zone sub-tropicali del Sud America orientale. Si è naturalizzata in aree costiere. E’ la specie da tappeto erboso più resistente alla salinità, tanto da poter essere irrigata con acqua di mare.


Caratteristiche Generali
Ottima velocità d’insediamento. Forma un tappeto erboso molto denso.


Pratiche Colturali
Necessità di concimazioni a medio/alto titolo d’azoto.
E’ necessario un controllo sulla formazione del feltro. Indispensabile irrigare.



Stenotaphrum Secundatum

Crescita: STOLONIFERA
Cure: MEDIO BASSE
Altezza di Taglio: 40-65 millimetri

La crescita è vigorosa per la presenza di grossi e robusti stoloni. Tra le macroterme è quella più tollerante l’ombra. Buona è la resistenza alla salinità, siccità ed elevate temperature. Si adatta bene alle condizioni del clima mediterraneo.


Caratteristiche Generali
Lamina fogliare grossolana e rapido insediamento. Buona resistenza alla siccità. Forma un tappeto di scarsa qualità.


Pratiche Colturali
Necessita di concimazioni a medio-alto titolo d’azoto. Non necessita di grandi volumi d’acqua.



Zoysia spp.

Crescita: STOLONIFERA o RIMATOZOSA
Cure: MEDIE
Altezza di Taglio: 10-25 millimetri

Produce stoloni e rizomi molto robusti. Ha una buona resistenza alle elevate temperature. Entra in dormienza invernale, con perdita di colore verde, quando le temperature arrivano al disotto di -2/ °C.


Caratteristiche Generali
E’ impiegata nelle sue specie Japonica, Martella e Termifolia. Ha un insediamento lento se seminata. Resiste bene alla siccità e alle alte temperature; non sopporta i ristagni idrici.


Pratiche Colturali

Necessita di concimazioni a medio-alto titolo d’azoto.

Ora che abbiamo definito le specie che possiamo miscelare assieme, la strategia è quella di scegliere il miscuglio migliore per la tua condizione. Purtroppo non è semplice riuscire a miscelare le specie tra loro perché ormai sono difficili da trovare sul mercato allo stato puro, bensì ti elenco i miscugli migliori che sono anche più semplici da trovare in commercio, leggendo i cartellini della composizione dei sacchi. 

Nella tabella seguente troverai i miscugli più comuni e le loro caratteristiche.

ambiente
composizione
H di taglio
uso
Ambiente siccitoso scarsa irrigazione
Festuca arundinacea 80-90 % Poa pratensis 20-10 %
4-5 cm
intensivo
Molto siccitoso senza possibilità di irrigare se non per emergenza
Cynodon dactylon 20-25 %
Festuca arundinacea 55-60 %
lollium perenne 15-10 % 
Poa pratensis 15-10 %
4-5 cm
intensivo soprattutto per abitazioni in campagna
irrigazione costante e presenza di ombra
lolium perenne 50-55 %
Poa pratensis 15-20 %
Festuca rubra 30-35%
3-4 cm
estetico buona resistenza al calpestio e alle zone in ombra
Sportivo e irrigabile adatto al calpestio
lolium perenne 70 %
Poa pratensis 30 %
2-3 cm
ottimo valore estetico il tipico prato inglese
bassa manutensione irrigabile
dicondra
4 cm
non calpestabile
bassa manutensione non irrigabile
trifoglio spp
5-6 cm
poco calpestabile resistente alla siccità

Come puoi vedere la maggior parte dei miscugli è formata da essenze microterme, perché rimangono di un buon verde per tutto l’arco dell’anno e sono tra le più resistenti, anche grazie alle nuove varietà di Festuca arundinacea migliorata.

Naturalmente conoscendo ora molte altre specie puoi ricercare e sperimentare miscugli che siano più ottimali alle tue specifiche condizioni.

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una abbraccio, a presto.

Riccardo Frontini

domenica 17 gennaio 2016

LA CAPITOZZATURA: errore o necessità - Dr Riccardo Frontini


Oggi voglio parlare di una argomento davvero scottante, che ormai tra i colleghi e gli addetti al lavoro è peccaminoso anche nominare, voglio discutere con voi della tecnica di capitozzatura.

Personalmente ritengo questa tecnica di potatura, una tecnica non adeguata per l'arboricoltura moderna, per gli studi fatti ed i risultati ottenuti nel tempo da quella che era invece in ambito urbano una delle tecniche più usate.

Cosa si intende per capitozzatura? Questa tecnica, usata molto in passato, consiste nel taglio delle branche principali a livello della corona dell'albero (dove il fusto si divide in branche), ma attualmente è considerata anche capitozzatura il taglio di branche secondarie se queste asportano una percentuale rilevante della chioma, inoltre abbiamo interventi di capitozzatura parziale quando si eliminano parti della chioma in maniera non equilibrata intervenendo su una parte delle branche principali.

Effettivamente, la capitozzatura ha davvero tanti difetti, e direi quasi nessun pregio, per questo è impensabile poterla applicare in ambito urbano per manutentare gli alberi ad alto fusto.

Cerchiamo di capire con quale intento, tempo fa, veniva utilizzata la capitozzatura:
  1. agli amministratori locali, serviva risparmiare sulla manutenzione del verde, quindi, pensavano di dover intervenire con intervalli di tempo più lunghi;
  2. ridurre al minimo la chioma significava per alcuni aver alberi più sicuri (non certo a lungo termine);
  3. meno chioma, meno problemi per foglie, luci pubbliche, vicinanza con le case, ecc.
Questi sono i motivi che più spesso ho sentito come giustificazioni ad interventi di capitozzatura, ma in realtà è un intervento decisamente dannoso.

Ma cosa comporta all'albero, subire uno o più interventi di capitozzatura:
  1. L'albero capitozzato, va incontro ad uno stress rilevante per ripristinare la chioma, esplodendo in molteplici ramificazioni, disordinate e poco resistenti. Questo stress colpisce principalmente la radice che cede ogni sua riserva per ricostituire una chioma, che al contrario produce pochi nutrienti, spingendo la pianta ad invecchiare precocemente;
  2. Con la capitozzatura la pianta subisce tagli molto estesi, che non riesce a rimarginare rapidamente ed in alcuni casi neanche del tutto, lasciando il tessuto xilematico esposto ad infezioni di funghi e batteri;
  3. Dopo la capitozzatura la chioma ricrescerà meno regolare e proporzionata rispetto a prima creando realmente un pericolo di stabilità dell'albero;
  4. Interventi di capitozzatura ripetuti creano nella corona un callo che normalmente è uno dei punti di maggior pericolo per la resistenza dell'albero;
Questi sono solo i motivi più evidenti per cui non è corretto intervenire con potature drastiche come la capitozzatura.

In ogni modo, non essendo un radicale nella gestione delle alberature, mi rendo conto che in alcuni casi questo intervento, nonostante inadeguato, può essere preso in considerazione.

Mi è capitato infatti, di dover intervenire su enormi gelsi monumentali, dopo essere stati devastati da anni di capitozzature. Per via di arboricoltori eccessivamente convinti del si e del no, non curanti dello stato della corona e del fusto, sono stati lasciati crescere liberamente. Questo purtroppo in una pianta così danneggiata, nel giro di pochi anni, con l'appesantimento della chioma, ha provocato lo sbrancamento ed in alcuni casi la spaccatura del tronco fino al colletto.

Personalmente credo che in alcune situazioni tale pratica sia quasi una necessità, altrimenti, come nel caso dei gelsi, storicamente capitozzati (nelle Marche dove era presente una forte cultura della produzione di bachi da seta, questi venivano capitozzati per ottenere rami e fogliame per l'allevamento), il rischio è quello di eliminare da li a poco la quasi totalità degli esemplari monumentali.

Sicuramente questa affermazione lascerà attonito alcuni di voi, ma alla base di un buon valutatore non vi è solo la regola accademica ma anche l'insieme delle condizioni storiche e culturali che hanno portato ad avere piante così "belle e rovinate" (immaginate che i gelsi sono protetti a livello paesaggistico).

Purtroppo, questo fondamentale ed importante passaggio tra una vecchia arboricoltura ed una più moderna e tecnica, sta creando sempre più regole volte verso il futuro (giustamente), ma spesso nel dibattito vengono dimenticati gli errori del passato che ancora ci portiamo dietro.

Ritengo giusto e clamorosamente sbagliato effettuare interventi di capitozzatura, ma credo che vi siano ancora condizioni per cui questa tecnica può essere presa in considerazione per casi particolari e soprattutto eccezionali.

Proprio per questo, ho preso tre gelsi di una villa privata che seguo da parecchi anni, ed ho lasciato che venissero manutentai differentemente: uno capitozzato, uno lasciato libero e l'altro potato accuratamente con un buon taglio di ritorno. Paradossalmente quello che, viste le uguali condizioni di partenza è sopravvissutto meglio è stato quello capitozzato.

Se il gelso vecchio e decrepito non lo accompagno alla fine dei propri giorni con la capitozzatura, c'è rischio di portarlo ad una eutanasia ben più rapida del fungo che ormai ha dentro di se.

La capitozzatura è un grave errore, ma a volte può essere una necessità, anche se questo mio pensiero sarà certamente criticato e non condiviso da tutti.

Un saluto

Riccardo Frontini

www.drfrontini.it

sabato 16 gennaio 2016

Come proteggere le piante dal freddo e dal gelo - Dr Riccardo Frontini



In questo articolo voglio spiegare come proteggere le piante sia dal gelo che dal freddo, e indicarti qualche tecnica, che con semplicità, può applicare chiunque.

Proteggere una pianta dal freddo non è certo come proteggerla dal gelo, il freddo lo abbiamo tutto l'inverno, il gelo per fortuna no, ed in alcune fasce climatiche praticamente non lo abbiamo mai.

In ogni modo inziamo con le strategie e le tecniche da attuare per proteggere le nostre piante:

- PROTEGGERE CONCIMANDO: una delle tecniche preventive per proteggere le piante dal freddo e anche dal gelo è la concimazione, infatti aumentando la concentrazione dei sali nel succo cellulare evitiamo che le cellule gelino facilmente, inoltre rendiamo la pianta più resistente al freddo. Dobbiamo però fare attenzione e fare in modo che la concimazione sia eseguita al momento giusto perchè se la facciamo troppo presto stimoliamo la pianta a vegetare e produrre parti nuove  e più deboli, mentre se la facciamo troppo tardi rischiamo che l'assorbimento sia lento e quindi i sali non si dispongano adeguatamente su tutta la pianta. Il periodo migliore per concimare le nostre piante è FINE SETTEMBRE e PRIMI DI OTTOBRE. Ora però cerchiamo di capire quale concime è più adatto per questo scopo, sicuramente non abbiamo bisogno di un'elevata percentuale di Azoto (N) che stimolerebbe troppo la fase vegetativa della pianta, mentre sarà necessario fornire una buona dose di Potassio (K) ma in aggiunta a questi nutrienti è importante inserire altri elementi che aiutano la pianta come il Ferro (Fe) ed il Manganese (Mn). In commercio vi sono molti formulati idonei a questa esigenza sia in polvere che liquidi. Molto importante però, è che l'Azoto sia a lenta cessione al 100%.

- PROTEGGERE CON LA PACCIAMATURA: nonostante le radici siano sotto terra e come è ben noto già sotto i primi centimetri di terreno non abbiamo più fenomenti di congelamento, è buona pratica, se abbiamo piante sensibili alle basse temperature, aiutare l'apparato radicale con la pacciamatura e le tecniche ad essa correlata (guarda l'articolo sulla pacciamatura). Per l'apparato radicale bisogna invece far molta attenzione alle piante in vaso, infatti normalmente le radici si dispongono proprio a contatto con il vaso. Il rischio di congelamento delle radici assorbenti è probabile in questo caso, in special modo, con vasi di resina e plastica. Il cotto se umido può provocare il congelamento delle radici. In questo caso se siamo in climi dove in inverno può gelare, è opportuno riparare il vaso con delle cannucciaie o dei tessuti idonei, oppure acquistare vasi a doppia parete che evitano il contatto diretto delle radici con le basse temperature. Queste operazioni possono essere eseguito nel momento in cui si ha certezza del passaggio di perturbazioni gelide.

- PROTEGGERE RIPARANDO CON TELI: spesso ci capita di vedere specie come palme, limoni e mimose, che in inverno sono coperte da cannucciaie o da tessuti antigelo, e magari sono anche strette per sfruttare il poco calore (ma sufficiente) che la pianta produce, ed evitare così fenomeni di congelamento delle gemme. I matriali usati sono molti ma la scelta deve propendere per quei materiali che permettono, oltre al riparo, anche l'evapotraspirazione dell'umidità e un minimo passaggio dei raggi solari. Le cannucciaie vanno bene per le palme che dovranno essere strette con le foglie rivolte verso l'alto a protezione dell'apice vegetativo, I tessuti antigelo, solitamente TNT (tessuto non tessuto) dovranno essere di ridotte grammature dai 20 ai 40 g/mq (peso al metro quadrato) per evitare una più facile traspirazione e un minimo passaggio dei raggi solari. Queste operazioni vanno eseguite a seconda del tipo di piante che noi abbiamo e dalla fascia climatica in cui stiamo, ma si parte da ottobre e al più tardi a fine novembre.

- PROTEGGERE CON L'ESPOSIZIONE: questa pratica è del tutto preventiva per le piante messe a terra, cioè scegliendo di posizionare una pianta, se ha problemi di freddo, mettendola riparata dai venti gelidi di Nord e quindi piantumarla esposta verso Sud. Per le piante in vaso invece, in inverno potrebbe essere opportuno spostarle con l'esposizione verso Sud o per lo meno proteggerle dai venti utilizzando o altre piante (mettendole sotto alberi o affianco a grosse siepi) oppure dietro delle paratie (pareti, muri, ecc.).

- PROTEGGERE CON LA GENETICA: in questo caso, in totale prevenzione, un consiglio molto utile, è quello di scegliere varietà maggiormente resistenti al freddo, informandosi o su internet, oppure da rivenditori seri e competenti. In ogni modo è importante capire che determinate varietà non resistono in ambienti freddi e tantomeno alle gelate, percui forzare la scelta perchè si è innamorati di una pianta, anche se non adatta all'ambiente dovre la metteremo, non ci darai mai soddisfazione e tantomeno non darà alla pianta una vita dignitosa.




Queste tecniche possono essere messe in pratica miscelandole tra loro, in ogni modo è importante per evitare danni gravi, prima di ogni altra cosa capire in che fascia climatica ci troviamo e quali sono le esigenze in termini di temperatura delle essenze acquistate.

Per inciso sappiate che le piante in vaso sono molto più vulnerabili al freddo ed al gelo di quelle messe a terra.

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Un saluto, a presto

Riccardo Frontini

venerdì 8 gennaio 2016

Come scegliere la pacciamatura - Dr Riccardo Frontini





In questo articolo voglio spiegarti in che maniera scegliere la pacciamatura delle aiuole di un giardino.

Innanzitutto è opportuno precisare cosa si intende per pacciamatura: in maniera molto semplice, la pacciamatura è una tecnica che si utilizza per evitare che erbe infestanti ed indesiderate si aggiungano ai nostri arbusti ed entrino in copetizione con loro per i principali fattori vitali come luce, acqua e nutrienti.

Inoltre la pacciamatura può essere usata anche per evitare l'evapotraspirazione eccessiva dell'acqua durante i mesi caldi e infine ricopre anche un ruolo prettamente estetico in relazione al materiale usato.

Tecnicamente la pacciamatura può essere eseguita in tre modi, il primo tramite l'utilizzo di tessuti pacciamanti come teli in PVC, stuoie in juta, tessuti sintetici, film plastici, il secondo metodo utilizzando materiale sciolto arido come ghiaia, ciotoli, lapillo vulcanico o cortecce di varia natura, paglia ecc. e infine il terzo metodo accoppiando entrambe le tecniche precedenti.

La scelta qualitativa dipende molto da cosa vogliamo ottenere, perchè se usiamo il primo metodo abbiamo una buona risposta sulla la lotta alle infestanti e all'evapotraspirazione ma non abbiamo una resa estetica eccellente, se usiamo il secondo la resa estetica è buona ma la lotta alle infestanti ed all'evapotraspirazione non è delle migliori, pertanto, è facile comprendere che il terzo metodo, nonostante sia il più costoso in termini economici, è anche il più valido in termini tecnici.

La prima scelta da fare, quindi, è la tecnica di paciamatura e va fatta in relazione al risultato che vogliamo ottenere. Ad esempio se ho un orto, posso scegliere il primo metodo (perchè la parte estetica è meno significativa), anche se ho un giardino e poche risorse economiche posso scegliere la prima attendendo che i cespugli abbiano ricoprano tutto il terreno.

Tra la seconda tecnica e la terza invece, la differenza economica è di pochi euro al metro quadrato, quindi vi consiglio decisamente la terza soluzione se volete ottenre sia tecnicamente che esteticamente il miglior risultato.

Per quanto riguarda la scelta dei metariali, dipende molto da due fattori:

- presenza o meno di impianto di irrigazione e suo posizionamento > l'ala gocciolante può essere posizionata o sopra o sotto la pacciamatura, mentre in presenza di irrigazione a pioggia cambia tutto.

- disposizione dell'aiuola > l'aiuola può essere in pendenza (scarpata) o pianeggiante

Di seguito vi indico alcuni materiali e il loro utilizzo:


TELO PVC PESANTE

Uno dei più usati, molto efficace per la lotta alle infestanti ed all'evapotraspirazione, poco adatto in pendenza con ala gocciolante sopra (l'acqua tende a scivolare via), quindi in questo caso se in pendenza l'ala gocciolante va messa sotto il telo a contatto con il terreno, inadeguato in pendenza se irrigato a pioggia (accumula l'irrigazione nelle parti basse), molto economico, esteticamente non eccezionale.





TELO IN JUTA 

Uno dei più usati da un punto di vista di ecosostenibilità, parzialmente efficace per la lotta alle infestanti (alcune riescono a raedicare anche sopra il telo) buono per l'evapotraspirazione, adatto in pendenza con ala gocciolante sopra (l'acqua non scivola via), quindi in questo caso se in pendenza l'ala gocciolante può essere messa sia sotto che sopra il telo, buono in pendenza se irrigato a pioggia, meno economico del precedente, ottima la resa estetica.



Immagine correlata
FILM PLASTICI


Usato in orticoltura, ottimo per la lotta alle infestanti e per l'evapotraspirazione, non adatto in pendenza con ala gocciolante sopra (l'acqua non scivola via), quindi in questo caso se in pendenza l'ala gocciolante va messa sotto il telo, decisamente il più economico, scarsa la resa estetica.





CIOTOLI,  GHIAIA E LAPILLO
Resa estetica ottima anche utilizzando simultaneamente zone di ghiaie o ciotoli di diverso colore, per la lotta alle infestanti e l'evapotraspirazione sono migliori i ciotoli (più aridi), in ogni modo molte specie vegetali riescono a germinare e raggiungere la superficie dei ciotoli se non accoppiati con teli sottostanti, è il sistema più costoso specialmente con ciotoli colorati e per essere valido deve avere uno spessore di almeno 10 cm, non adatto in pendenza (i ciotoli leggermente meglio).




CORTECCIA
Resa estetica ottima, anche per la lotta alle infestanti e l'evapotraspirazione se utilizzate scaglie più grandi, in ogni modo molte specie vegetali riescono a germinare e raggiungere la superficie della pacciamatura se non accoppiati con teli sottostanti, è un sistema costoso e per essere valido deve avere uno spessore di almeno 10 cm, poco adatto in pendenza.



PAGLIA E CIPPATO

Resa estetica discreta, a ridotti spessori (inferiori a 10-15 cm) appena sufficiente per la lotta alle infestanti e l'evapotraspirazione, molte specie vegetali infatti riescono a germinare e raggiungere la superficie della pacciamatura se non accoppiati con teli sottostanti, è il sistema meno costoso e per essere valido deve avere uno spessore di almeno 15-20 cm, è il più adatto in pendenza (ma lo sconsiglio).



La pacciamatura è la tecnica migliore per risparmiare in fatica e acqua, ma va eseguita in maniera corretta accoppiando i materiali a seconda delle esigenze, personalmente in terreni pianeggianti consiglio il telo in PVC accoppiato con il cippato (economico e di buona resa estetica), mentre per i terreni in pendenza consiglio il telo in juta.

Se ti è piaciuto l'articolo o se desideri avere altre delucidazioni, ti invito a lasciare un commento o nel blog o nella mia pagina facebook e visita il mio sito internet www.drfrontini.it.

Un saluto e a presto!

Riccardo Frontini