giovedì 26 maggio 2016

LA CARTA DEGLI ALBERI CADUTI - Un esperimento di condivisione tecnica



Bene è da qualche tempo che sto cercando di condividere e chiedere condivisioni in ambito Arboricolturale a colleghi professionisti.

Ragionando con un amico, ho avuto questa idea, che dovrà essere sicuramente perfezionata ma che oggi ha posato il seme di un nuovo modo di condivisione, dove tutti potranno entrare e partecipare alla raccolta di informazioni ainserendo le proprie esperienze e ciò che può essere di aiuto, per migliorare la gestione del verde urbano.

Grazie ad un programma free, ho creato una mappa su cui è possibile inserire dati e posizionare in ambito nazionale, le alberature che hanno avuto un cedimento e che quindi sono cadute rovinando al suolo, è possibile inserire una descrizione dell'evento e una diagnosi (se si è in grado) dell'accaduto.

Sarà un'area aperta, completamente libera dove sarà possibile entrare e condividere e recepire informazioni, sta alle persone ora, tecnici e non, saper condividere operazioni ed informazioni del genere.

Tutto questo, potrà essere un ottimo strumento per i valutatori di stabilità o per tutti coloro che si occupano di Arboricoltura, potrà però ,  essere anche uno splendido strumento di idiozie e inadeguatezze.

Sto perfezionando le impostazioni, e credo di riuscire a metterla on line per la fine di giugno, intanto incamerate dati, si accettano sugerimenti e idee per affrontare questa nuova avventura insieme.

Spero davvero che abbia un futuro e che possa in qualche modo funzionare, è una prova, sono fiducioso e chiedo la vostra partecipazione.

Grazie

Riccardo Frontini

www.drfrontini.it
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venerdì 29 aprile 2016

SICUREZZA DELL'ALBERO 3 - importanza del sito di impianto - "la buca per l'albero"


Giunti a questo terzo appuntamento, andiamo ad esaminare l'importanza del sito di impianto, più volgarmete definito "la buca dove mettere l'albero".

Nel momento della piantagione dell'albero, si ipotecano quelle che sono le aspettative future di radicamento dell'albero stesso, e di conseguenza, la stabilità nei riguardi dello scalzamento e soprattutto la vitalità e la salute dell'albero in fsse di accrescimento e sviluppo.

In molti, superficialmente, credono che fare una buca, infilarci la pinta dentro e dargli un po' d'acqua, sia la cosa più efficace da fare. Paradossalmente invece, questa fase è di fondamentale importanza e le variabili da considerare sono davvero tante.


Inizialmente, ancor prima di creare il sito, occorre capire dove scavare e come scavare. Il dove, è dipeso dalla scelta del posizionamento dell'alberatura, in pratica, occorre fare attenzione se la buca verrà fatta in prossimità di muri (che possono diventare un ostacolo alle radici, al colletto ed al fusto), oppure lungo delle linee tecnologiche interrate (fognature, guaine elettriche, tubi di irrigazione o dell'acqua potabile.


Nonostante le reti tecnologiche, possano essere anche a profondità maggiori di quelle raggiunte con il foro o che raggiungerà l'apparato radicalea pieno sviluppo, se successivamente all'impianto, dovessimo effettuare delle manutenzioni straordinarie per via di rotture o modifiche alle reti, ci ritroveremmo a dover togliere la pianta (nel peggiore delle ipotesi) o danneggiare l'apparato radicale per scavare e raggiungere la rete tecnologica.



Danneggiare l'apparato radicale significa recare dei danni fisiologici critici e soprattutto rendere la pianta instabile per via della ridotta presa delle radici sul terreno.




Non da meno sono le linee tecnologiche aeree, come i cavi elettrici della bassa tensione, questi, per legge, non devono avere piante alto fusto sotto la loro proiezione a terra, altrimenti incorreremmo nel rischio, che le ditte di manutenzione della linea elettrica, vengano a "potare" le nostre alberature, devastandole e pertanto rendendole instabili e arrecando anche in questo caso danni fisiologici importanti.





Passando al "come" piantare la nostra alberatura, è importante prima di iniziare a scavare aver ben chiaro il tipo di albero che andremo a mettere a dimora, le sue esigenze in termini di spazio, di luce e soprattutto di terreno. Tutto questo per garantire lo sviluppo in salute della pianta stessa nella sua fase di accrescimento.

In termini tecnici, un foro di impianto di un albero, va eseguito utilizzando degli attrezzi, a mano o meccanici (escavatori), che abbaino la possibilità di lasciare le pareti del foro abbastanza frastagliate, quindi senza pareti lisce e compattate. le pareti compatte e lisce, come quelle ottenute con fori da trivella, non favoriscono lo sviluppo della radice, ricreado un "effetto vaso" (invalicabile) che rischia di farle attorcigliare a se stesse, strozzare il colletto e non esplorare il terreno.

Una radice che non esplora il terreno, significa da un punto di vista fisiologico, uno scarso assorbimento dei nutrienti, una bassa vigoria, difficoltà alla cicatrizzazione dell'apparato epigeo, scarse difese, pianta complessivamente indebolita e soggetta ad attacchi di patogeni.

Da un punto di vista meccanico, un effetto vaso, comporta una bassa presa nel terreno dell'apparato radicale e quindi una propensione allo scalzamento maggiore.




Una volta eseguita la buca, se siamo in presenza di un terreno di buon impasto e con un buon apporto di sostanza organica, non fate assolutamente concimazioni di fondo e strati di terriccio o stallatico, infatti questo porterà la radice a non espandersi per via delle buone condizioni che trova nell'immediato. Al contrario se siete in una condizione di terreno sterile, fate una buca più grande (più del triplo della zolla) e miscelate nel terreno di copertura e reinterro, degli ammendanti naturali (compost, letame, ecc) che favoriranno la radice nel suo compito esplorativo.

Passando al tutoraggio, personalemente, preferisco e prediligo il tutoraggio alla zolla, perchè permette alla parte epigea di svilupparsi liberamente con le sollecitazioni reali a cui andrebbe incontro il normale sviluppo del fusto di una pianta da seme.




Ora passiamo all'irrigazione, mai fare un bordo rialzato alla pianta per far in modo di accumulare acqua o la classica buchetta dove poi annaffiare, questo comporta due pericoli, il primo un'asfissia al colletto che porta lentamente alla morte della pianta dovuta ai marciumi dettati dall'umidità, il secondo uno sviluppo delle radici assorbenti avventizie (funzione solo di assorbimento) a discapito di quelle di ancoraggio (funzione di assorbimento esplorativa e di sostegno), dovuta alle condizioni superficiali di benessere e intorno al fusto.





Per questo consiglio sempre di inserire nel foro, prima di posare l'alberatura, il "tubo irrigante", ossia un classico tubo drenante in PVC (forato), posato sul fondo della buca con le due uscite fuori dal livello del terreno. Successivamente alle prime irrigazioni (due o tre circa), che obbligatoriamente vanno fatte sulla pianta, per favorire la compattazione del terreno negli spazi vuoti a seguito del reinterro, effettueremo delle irrigazioni infilando acqua nel tubo drenante, questo permetterà all'acqua di traslare lateralmente e risalire per capillarità e bagnare il terreno inclusa la nostra zolla, senza mai creare

asfissia radicale o peggio ancora al colletto.


Infine, per dare sicurezza agli operatori e salvaguardare la pianta dai classici danni al colletto, dovuti spesso alle operazioni di manutenzione (decespugliatore, tagliaerba, ecc), inseriamo un pezzo di circa 30 cm, di guaina elettrica da esterno, per il passaggio dei cavi elettrici, operando un taglio verticale per tutta la sua lunghezza. A buon prezzo, avremo una protezione davvero resistente del colletto, mentre il taglio verticale, permetterà alla pianta di espellere la protezione automaticamente in base al suo accrescimento.





Seguire questi semplici consigli, darà la possibilità all'alberatura, di accrescersi in modo corretto ed in piena salute, salvaguardando in futuro, la sicurezza di chi ne sfrutti bellezza, bontà e comodità.

Se vi è piaciuto l'articolo lasciate un commento nella mia pagina facebook o qui nel blog!

Un saluto a tutti

Riccardo Frontini


venerdì 25 marzo 2016

SICUREZZA DELL'ALBERO 2 - la qualità delle piante da vivaio


In questo secondo appuntamento, andremo a vedere quali sono i fattori importanti che determinano il futuro delle nostre alberature a seguito dei vari sistemi di allevamento delle pinte in vivaio.

In modo sorprendente, si può tranquillamente affermare che molto della sicurezza dell'albero, dipende dalla scelta del materiale vivaistico, e non è solo la scelta della specie che può fare la differenza tra una pianta sicura ed una no.

Innanzi tutto, possiamo ragionare su due aspetti, il primo quello epigeo (cioè sopra il livello del terreno), fusto e chioma, il secondo quello ipogeo (cioè sotto il levello del terreno), l'apparato radicale.

Quando scegliamo una pianta dal nostro vivaista o da una catena di hobbistica, non dobbiamo soffermarci solamente sulla grandezza o sulla quantità di chioma, ma dobbiamo andare a vedere bene e con attenzione lo stato di salute e la tecnica di allevamento che ha la nostra pianta.

Per prima cosa voglio consigliarvi di non andare a prendere piante eccessivamente grandi, abbiate pazienza e fate crescere con calma una pianta, acquistandola più giovane e quindi più piccola, vi assicuro che la qualità della pianta adulta sarà migliore, e soprattutto la velocità di crescità sarà maggiore, rispetto ad una pianta molto grande che ha più difficoltà nell'attechimento (periodo che va dal trapianto al conclamato svolgimento delle funzioni vitali come germinazione, fogliazione, assorbimento, ecc.).

Ma ora parliamo di come sceglere un'alberatura in relazione all'osservazione della sua parte epigea, quindi andiamo a capire come giudicare il sovracolletto, il fusto, l'impalcatura dei rami e lo sviluppo della chioma.

Prima ancora, è però importante capire, qual è la forma originale della specie di pianta che andiamo ad acquistare, se globosa, se a piramide, ecc. Quindi capire se la pianta in vivaio, ha le dimensioni e la disposizione dei rami che si configurano secondo una forma naturale.

Partiamo ora dall'osservazione del sovracolletto, in alcuni casi qui si hanno segni di innesto, quindi è importante valutare la qualità del callo formatosi, che deve essere equilibrato, cioè senza eccessivi rigonfiamenti o depressioni, nel caso non sia un innesto valutare che non ci siano scortecciature o rotture derivanti dalle attività di manutenzione vivaistiche.
Poi passiamo al fusto e valutiamo eventuali inclinazioni o torsioni e rigonfiamenti eccessivi della corteccia. Un trucco per vedere anche la qualità e la rapidità di crescita, è quello di valutate gli internodi tra le vecchie gemme o i rami passati, per capire se ha avuto una crescita rapida (internodi lunghi) o una crescita lenta e più adeguata (internodi più o meno ravvicinati). Importante capire se ci sono state scortecciature o spaccature del fusto valutando rigonfiamenti oppure sfrangiature della corteccia.


Salendo andiamo a vedere in che condizione è la chioma che dovrà essere equilibrata nella disposizione dei rami e delle giovani branche, con gli apici vegetativi dei rami intatti. Dobbiamo notare se ci sono monconi o disequilibri, non solo causati dalla rottura in passato di rami, ma anche dalla competizione delle chiome in fase di allevamento, che quindi tendono a spostarsi in un senso piuttosto che in un altro, alla ricerca per esempio della luce (succede quando le piante non sono allevate correttamente e troppo attaccate).




Infine, guardate la pianta da lontano, ruotandola davanti a voi e giudicate quella che viene definita "la freccia" della pianta, cioè la disposizione dei rami in proporzione alla grandezza e lunghezza del fusto, che a sua volta deve essere ben equilibrata sia per distanza che per posizionamento rispetto agli apici vegetativi dei rami. Infine, in relazione alla disposizione di tutti gli apici capire se esistono coodominanze o dominanze specifiche di apici rispetto ad altri che rispecchaino o meno l'andatura naturale della pianta.


Ora passiamo alla parte ipogea, imparate, una volta scelta la pianta, a togliergli il vaso prima di acquistarla e guardare lo stato di salute delle radici. Immaginate che dallo stato di salute delle radici dipenderà la configurazione, l'espansione e l'equilibrio dell'apparato radicale una volta piantato l'esemplare nel parco, nel giardino o a bordo strada, per cui influirà anche sulla stabilità dell'albero da adulto.


Togliere il vaso significa vedere se una pianta è realmente da seme o da talea o è stata zollata e poi rinvasata, permette di notare se la pianta è da molto che è rimasta in quel vaso oppure ha subito riinvasi regolari, e ci farà capire quanto la radice sta soffrendo per lo spazio all'interno del vaso e se ci sono strozzature importanti per cui non vale la pena acquistare una pianta del genere.

In un vaso l'apparato radicale è spesso in sofferenza e crea una spirale attorno alle pareti del contenitore che a lungo andare si attorcigliano strozzandosi, questo comporta un'abbassamento del potere assorbente ed un pericoloso mal sviluppo della radice in termini proprio di struttura portante.


Se la pianta invece è in zolla, non possiamo fare molto perchè rompere la zolla sarebbe la cosa più sbagliata, ma appunto per questo, possiamo vedere se la zolla è realmente compatta, equilibrata in relazione al diametro della pianta (normalmente un rapporto diametro pianta/zolla ottimale è 1/10) e soprattutto ben tutorata con rete e stuoia, infine cercate di notare se si notano le radici rotte dall'intervento di zollatura, se sono ben distribuite su tutta la zolla.
Bisogna notare se c'è la presenza di molte piccole radici recise o poche ma grandi, nel secondo caso abbandonate quella pianta, perchè sono state recise radici importanti e sicuramente la zolla è troppo piccola in confronto allo sviluppo della pianta acquistata (succede spesso con gli abeti di Natale).




La scelta di un esemplare sano in ogni sua parte dopo un'attenta anamnesi, ci permetterà di mettere a dimora una pianta con buone aspettative di vita e credenziali ottimali in termini di sicurezza futura, perchè ha la possibilità di crescere equilibrata sia nella sua parte epigea che ipogea.


Ma attenzione è solo l'inizio, come vedremo nei prossimi articoli c'è ancora da fare per ottenere una pianta sicura al 100%.


Perdete tempo nella scelta dell'esemplare giusto e guadagnerete sicurezza e soddisfazioni future.

Infine una mia considerazione, acquistate piante più piccole perchè attecchiscono meglio di quelle più grandi, inoltre una pianta che attecchisce prima e meglio si sviluppa e si accresce più rapidamente perchè soffre di meno.

Un saluto

Riccardo Frontini










venerdì 18 marzo 2016

SICUREZZA DELL'ALBERO - si inizia dalla scelta della specie


In questo articolo, voglio iniziare un cammino che vi farà capire come dobbiamo operare per ottenere un albero sicuro e stabile. Mai come oggi, gli alberi sono importanti nel bene e nel male delle persone, infatti sono gli unici che riescono a diminuire la concentranzione di anidride carbonica nell'aria, ma sono anche gli attori di tristi vicende, di crolli che portano al ferimento e alla morte di cittadini.

La nostra ignoranza in materia ci porta spesso a colpevolizzare gli alberi, a crederli pericolosi per loro natura, ma non è così! La pericolosità degli alberi dipende soprattutto dalle scelte e dai trattamenti che vengono eseguiti da noi uomini nei confronti di questi esseri viventi maestosi e con una storia alle spalle che ci dovrebbe solo far invidia, per capacità di adattamento e complessità di sviluppo.

Pertanto cerchiamo di capire come sbagliare il meno possibile.

PER OTTENERE UNA PIANTA SANA E STABILE occore fare una serie di scelte giuste e ponderate, che partono da concetti basilari come:

- la scelta della specie da inserire,
- la qualità del materiale vivaistico scelto,
- lo spazio a disposizione in relazione alle piante da inserire,
- il sistema di ancoraggio e tutoraggio dell'alberatura a terra,
- le manutenzioni ordinarie e straordinarie da fare,

che tengano assolutamente conto del contesto urbano o extraurbano di insediamento.

Oggi voglio dare dei consigli su come scegliere l'albero da piantare nel vostro giardino o parco privato, o in un parco o un viale pubblico.

Partiamo appunto dalla scelta della specie, questa è la classica domanda che ci facciamo ogni volta che decidiamo di piantare un albero: "ma che pianta ci metto adesso?"

Le cose da valutare, che faranno propendere la scelta per una specie o un'altra, sono poche ma basilari:


1. Spazio a disposizione: per spazio a disposizione non si intende la superficie del giardino, ma la superficie a disposizione degli alberi o del singolo albero che andrò a piantare, pertanto vanno sottratte le zone dove l'albero radica inadeguatamente. Con questo termine intendo, sia ciò che concerne il mal radicamento, come zone impermeabili, zone aride con presenza di inerti, zone eccessivamente umide e acquitrinose, sia quello che riguarda l'interferenza tra pianta e infrastrutture, come reti tecnologiche, recinzioni, pozzi, piscine ecc.


2. Volume di insediamento della pianta: con questo termine prima ancora di scegliere la specie, vado a capire quale volume si addatta meglio alle zone adatte alla piantagione dell'albero. come ad esempio le altezze che l'habitat sopporta, l'architettura che il progetto richiede, le limitazioni che si hanno in termini di volumi ma soprattutto in termini di superfici per l'albero che andrò a piantare. Infatti, l'area di incidenza della chioma corrisponde anche a poco meno (a seconda poi della specie) dell'area esplorativa delle radici. Questo aspetto è importante perchè se noi diamo spazio alle radici, ed alla chioma in maniera adeguata e naturale la pianta crescerà senza particolari competizioni per i fattori vitali, tante piante vicine non entrano in competizione solo per la luce, ma anche per la conolizzazione del terreno da parte della radice.

3. Fattori biologici presenti: la pianta verrà scelta poi anche in funzione ai fattori biologici presenti, come l'andamento della temperatura annua (min. e max), il livello di ombreggiamneto della zona, la tipologia del terreno, la condizione di ventosità dell'area (esposizione ai venti dominanti). C'è un altro fattore che non è puramente biologico, ma di cui dobbiamo assolutamente tenere conto, perchè in ambito urbano specialmente può davvero fare la differenza, cioè, la possibilità di intervenire sulla pianta da parte di arboricoltori esperti.


4. Fattori limitanti (la non scelta): questi sono i fattori che spesso tendiamo a nasconderci perchè magari il nostro desiderio è quello di mettere a dimora piante che in quell'area non hanno le loro condizioni ottimali, ma che ci piaciono, e facciamo finta di non vedere. I fattori limitanti spesso sono i confini presenti (il codice civile obbliga la piantagione di alberi altro fusto ad almeno 3 mt dal confine), l'esposizione (il classico giardino della villetta a schiera esposto a Nord con terreno di riporto argilloso e sterile...ed al centro il limone...disperato e radicato come se fosse un medusa nel deserto), le superfici ridotte (il pino domestico piccino! messo a dimora in una quadrato di terra 3 x 3 mt...dopo 30 anni ne riparliamo!...se non scalza prima).

Elaborati tutti i nostri dati, otterremo una matrice, che ci farà capire di che tipo di pianta abbiamo bisogno. A questo punto affidandoci ad un progettista del verde, ad un esperto arboricoltore o ricercando nozioni in riviste e siti specializzati, individueremo la specie più aidonea e che rispecchia la matrice di dati ottenuta.

Questi sono elementi davero importanti da considerare, ora vi starete chiedendo: "Perchè sono importanti per la stabilità di un albero?"

Per prima cosa, un albero messo a dimora nel luogo giusto con le giuste condizioni fisiologiche, cresce sano e forte, ed un albero sano è più stabile di uno non sano.

Secondariamente, un albero che ha il suo habitat e lo spazio vitale adeguato, non ha bisogno di interventi straordinari, potature eccessive, tagli di capitozzatura indiscriminati, lesioni alle radici perchè infastidiscono il muretto o la pavimentazione. Tutto questo oltre a non intaccare la struttura portante e meccanica dell'albero non va ad aprire porte di entrata per patogeni come funghi e batteri che successivamente possono determinare fenomeni come carie, cancri o malattie che comunque indeboliscono e minano la stabilità dell'albero.

Purtroppo gli alberi non ci aiutano! a volte mi viene voglia di dire che se la cercano! Il loro potente e pionieristico spirito di adattamento, le portano a provarle tutte per resistere, sopportare la messa a dimora sbagliata, fattori biologici al limite, terreni inadeguati ed interventi brutali da parte dell'uomo, rimanendo attaccati alla vita fino all'ultimo, senza mollare mai.

Il problema che in alcuni casi si spengono lentamente ma a volte cedono improvvisamente mollando la presa della vita a cui hanno cercato di rimanere attaccate per così tanto tempo e contro tante avversità. Ma se questo cedere, avviene sopra qualcuno di noi...ecco che allora ci ritroviamo a dargli la colpa per la loro inadeguatezza.

In un articolo di un giornale locale ho letto: "Cade albero sull'auto del sindaco! tragedia sfiorata! Attenzione alle piante assassine!", io avrei scritto diversamente e sarebbe stata più giusta così: "Sindaco pirla! la pianta si vendica dopo anni di sofferenza e gli cade sull'auto!"

Per cui ATTENZIONE! per avere piante sane e stabili e per la sicurezza delle persone, i primi passi sono fondamentali, da li sviluppiamo o meno il rischio di cedimento di un albero.

A presto

Riccardo Frontini

www.drfrontini.it
facebook page: il Dottore del Verde







sabato 13 febbraio 2016

Come creare una fioriera che funziona


In questo articolo voglio parlare di fioriere, in particolare di come impostare una fiorirera o un vaso che dia alle piante un ambiente sano a livello radicale.

Spesso nel creare le nostre fioriere, ci ritroviamo ad avere dubbi sul terriccio da metere, la profondità della fioriera o del vaso, come evitare il ristagno idrico o al contrario la troppo rapida defluizione dell'acqua data dall'innaffiatura.

Partiamo dalla scelta della fiorira o del vaso (userò questi due termini ma il concetto vale per l'uno o anche per l'atro), per prima cosa chiediamoci cosa vogliamo piantare sul nostro vaso...una siepe? degli arbusti? delle annuali?...immaginate che nel caso di piccoli arbusti, come le conifere nane, le rose tappezzanti o le erbacee perenni, la profodità delle radici raggiunge normalmente i 20/30 cm (non pensiamo alle eccezioni ora), per arbusti più grandi come abelia, ceanothus, hipericum, ecc. siamo sui 40/50 cm, per arbusti più grandi e piccole siepi come ligustro, alloro, viburno, ecc. siamo sui 40/50 cm.

Qualcuno ora si starà chiedendo...ma perchè a me sta anche in un vaso più basso ugualmente?...in effetti lo spirito di adattamento di una pianta è davvero senza limiti, ma se doveste scegliere di vivere in una roulote o in una villetta dove andreste a "mettere le vostre radici?".

E' chiaro che il nostro desiderio è quello di far vivere le nostre piante bene e per lungo tempo nel vaso e che quindi è importanti dargli la giusta dimora, poi ognuno fa le sue scelte e purtroppo o per fortuna, le piante non vi chiameranno mai la notte per dirvi che non stanno comode!!!

Trovato il vaso adeguato andiamo ad impostare il nostro substrato di radicamento:


IL TERRICCIO: questa scelta è fondamentale, ricordate che la pianta non vuole ristagno idrico come non vuole la carenza idrica, quindi dovremmo andare a creare un terreno che possa trattenere l'acqua ma allo stesso tempo defluirne l'eccesso. Normalmente, i terricci in vendita sono ricchi di "TORBA BIONDA" (leggete le targhette!) che è un ottimo strutturante, ma ha un grandissimo difetto, fin quando rimane umida, riesce ad avere una buona ritensione idrica ed allo stesso tempo non si verificano ristagni (è molto equilibrata), ma se per caso vi si secca, perde completamente la ritensione idrica e quindi si creano i corridoi preferenziali per lo scarico dell'acqua e avviene quello che molti di voi vedono nei loro vasi, ossia, l'acqua che date ve la ritrovate rapidamente nel sottovaso ed il terriccio rimane secco. La scelta migliore da fare è quella di miscelare ad un terriccio universale della terra da coltivo (quella di un campo ad esempio) possibilmente argillo-sabbiosa con la proporzione di due parti di terriccio ed una parte di terra. In questo modo la terra riuscirà a trattenere l'umidità e manterrà la torba bionda umida senza fargli perdere la capacità di ritensione idrica.


IL DRENAGGIO: ogni vaso dovrà avere nella sua parte inferiore un drenaggio, fatto con ghiaia lavata, argilla espansa o lapillo. Vi consiglio, tra tutti questi, di scegliere il lapillo, perchè essendo poroso e grossolano, favorisce sia il deflusso dell'acqua, sia la risalita capillare dell'acqua dal basso, e in seguito capirete che il trucco della vostra fioriera sarà proprio questo. IMPORTANTISSIMO!!! Non mettete MAI lo strato di drenaggio e sopra subito il terreno!!! Inframezzate sempre un foglio di TNT (tessuto non tessuto) tra i due, altrimenti rischiate che a lungo andare  il terreno vada ad otturare la macroporosità del drenaggio

Lo spessore del drenaggio non deve essere ne troppo, ne poco, ma giusto! cioè tra i 5 e i 10 cm a seconda della profondità del vaso (per cui, ricordatevi di conteggiare anche il drenaggio, nella profondità del vaso scelta).







LA RISERVA IDRICA: questa tecnica è fondamentale è il vostro trucco segreto, e vi farà risparmiare tempo e ottenere risultati ottimi. Nel fondo del vaso applicate un foro di un paio di cm, intorno al foro, mettete con del silicone un anello di plastica detto TROPPOPIENO (basta una semplice canalina elettrica, naturalmente più grande del foro, fate i vostri calcoli) in questo modo dando l'acqua nello strato del drenaggio vi si creerà un ristagno di acqua che lentamente risalirà per capillarità non facendo andare in stress idrico la vostra pianta e mantenendo il terriccio umido.


RIASSUMENDO: immaginiamo di dover piantare le nostre rose tappezzanti sul balcone, scegliamo un vaso di una profondità di 30 cm, creiamo il foro per lo scolo dell'acqua, ed applichiamo il "troppopieno" con l'anello in plastica attaccato con il silicone, posiamo ora lo strato di circa 5 cm di lapillo e mettiamo il TNT che risalga per le pareti del vaso per almeno 5-8 cm, infine misceliamo bene ed omogeneamente il terriccio con la terra, mettiamo un po' di concime potassico e fosforico e riversiamolo nella nostra fioriera. Ora, piantiamo le nostre rose e ricopriamo il terriccio con un po' di corteccia o ghiaia, che eviterà la traspirazione di troppa acqua ed avrà un bel effetto estetico.

In questo modo avete ottenuto una fioriera davvero funzionale e bilanciata e le vostre piante vivranno sane ed a lungo.

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A presto

Riccardo Frontini

lunedì 8 febbraio 2016

La potatura della mimosa per ottenere fiori ed equilibrio


In questo articolo, voglio spiegare in che maniera occorre potare la mimosa per ottenere dei buoni risultati di fioritiva nell'anno successivo, e per fare in modo che la stessa sia resistente e non si spacchi con il tempo.

La mimosa (acacia dealbata) appartiene alla famiglia delle Mimoseae, nonostante sia considerata nella classificazione APG, della famiglia delle Fabaceae. E' un albero sempreverde, originario dell’Australia da dove fu portato in Europa nel 1824. Se lasciato al naturale forma una chioma irregolare ma tendente al rotondeggiante alta 10/15 metri, nelle zone di origine sono segnalati alberi alti anche a 25/30 metri. Le foglie bipennate sono composte da piccolissime false foglie morbide al tatto e di colore che va dal verde chiaro al glauco a seconda delle varietà. Hanno la caratteristica insolita di richiudersi durante la notte, in giornate fredde o durante dei forti temporali. I fiori fatti a capolino sono piccoli, raccolti in glomeruli, di colore giallo più o meno accentuato. Sono talmente numerosi che quando la pianta è in pieno fiore da l’impressione che sia un grande pallone giallo.

Esistono davvero tante varietà di mimosa, che si distinguono sia per il portamento sia per la tipologia dei fiori (che possono essere anche di colori diversi dal giallo) e delle foglie, una in particolare è la mimosa pudica caratterizzata da fiori lilla e foglioline che si racchiudono rapidamente dopo essere state toccate.

Le problematiche della mimosa sono quelle relative alla resistenza al freddo e soprattutto quelle relative alla crescita.

Per la resistenza al freddo vi consiglio di mettere la mimosa con esposizione calda (Sud o Sud-Ovest) possibilmente riparata da venti freddi di Nord e Nord-Est, inoltre ci sono varietà migliorate più resitsenti (chiedetelo al vivaista o al rivenditore di fiducia), queste sono alcune delle varietà resistenti al freddo:

- Gaulois (Acacia Dealbata) 
Grande albero molto vigoroso dal fogliame verde scuro. Foglie suddivise in due parti. Fioritura abbondante (giallo zolfo) che emerge ampiamente dal fogliame da fine gennaio a marzo.

- Tournaire (Acacia Dealbata) 
Sviluppo medio. Le foglie sono corte, fitte e verde scuro. I giovani germogli sono di color rosso. Fioritura precoce da fine dicembre a gennaio. Fiori a lunghi grappoli di un giallo brillante.


- Mirandole (Acacia Dealbata) 
Grande sviluppo. Grandi foglie bipartite verde chiaro. Fioritura in grandi grappoli di giallo brillante da fine dicembre a febbraio. Da riservare ai grandi giardini. 

- Bon accueil (Acacia Decurrens) 
Albero medio. Giovani rami spigolosi. Belle foglie verdi pennate. Foglioline distanziate. Fiori a grossi grappoli che superano il fogliame. Granuli molto grossi e molto odorosi. Fioritura gennaio-febbraio. Grande giardino.

- Mimosa delle 4 stagioni (Acacia Retinodes) 
Una delle più resistenti al freddo (da -9°C a -10°C). Fioritura primavera-estate

Per quanto riguarda invece la crescita, il problema non è che cresce poco, anzi, il problema è che cresce troppo, per questo spesso notiamo piante di mimosa molto sfilate (con rami lunghi e ricadenti), che in presenza di vento o neve, tendono poi a spezzarsi.

La cosa più interessante è che si può far crescere una mimosa sana e robusta, senza neanche mettergli il palo per il tutoraggio! sfruttando proprio la rapidità di crescita, il forte vigore vegetativo e la tecnica di potatura.

La tecnica per ottenere una buona mimosa, resistente, ricca di fiori e strutturalmente equilibrata dipende completamente dalla potatura. La mimosa, come la maggior parte degli alberi, ha due periodi vegetativi, il primaverile-estivo e quello tardo estivo-autunnale. In quest'ultimo, la pianta sviluppa i bozzoli delle infiorescenze (che però porterà a maturità a fine febbraio/marzo) quindi la potatura tarda estiva è sconsigliata altrimenti non avremmo una buona fioritura l'anno successivo.
La potatura si effettua non appena i fiori si sono appassiti diventando di un colore brunastro, prima che inizi la fase vegetativa, quindi circa ad aprile.
Per prima cosa vi consiglio di prendere una piccola pianta di mimosa, solitamente è un "astone" di un anno di circa 1,5 mt.
A questo punto se l'astone ha degli anticipati (rami che crescono durante lo stesso anno che cresce il ramo su cui partono) utilizzateli per impostare il "vaso" a circa 1 mt dove andrete a cimare l'astone. Se l'astone invece non ha anticipati, cimate semplicementelo a circa 1-1,20 mt attendendo i rami dell'anno successivo per impostare il "vaso". 
Solo per questo primo anno di crescita, al massimo due, potete aiutarlo con una canna per tutore, ma poi togliete tutto e lasciategli sviluppare le fibre in base alle sollecitazioni. Da ora in poi, ogni anno dopo la fioritura, potate la mimosa con un "taglio di ritorno" lieve più che altro di sfoltitura per alleggerire la chioma ed accorciare i rami troppo lunghi. Mi raccomando intervenite solo con tagli di ritorno altrimenti rischiate di perdere il controlo della chioma e spingere la pianta in eccessiva vegetatività. 
Per effettuare il taglio di ritorno sinteticamnete dobbiamo recidere il ramo immediatamente al disopra di un ramo di ordine inferiore a quello che viene eliminato. Il ramo rimasto, sostituisce l'apice di quello asportato assumendone le funzioni. In questo modo evitate su ogni taglio il grappolo di rami disordinati alla ricerca di una porpria entità di cima dominante.

Utilizzando questa tecnica, negli anni avrete la possibilità di ottenere una mimosa resistente e molto bella esteticamnete, che vi riempirà di fiori ad ogni primavera.


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A presto

Riccardo Frontini







lunedì 1 febbraio 2016

Come creare un laghetto artificiale - Dr Riccardo Frontini


I laghetti artificiali sono un arredo del giardino che ultimamente ha interessato molti appassionati di giardinaggio, addetti hai lavori ed anche professionisti, per la piacevole sensazione estetica e psicologica che hanno, ma occorre conoscere la funzionale tecnica costruttiva e soprattutto l'impegnativa manutenzione.
A volte però, proprio la manutenzione che richiedono i laghetti artificiali, hanno portato molti appassionati, una volta eseguita la posa in opera, a demordere e trasformare il laghetto in una grande fioriera.

Spesso, la mal riuscita di un laghetto artificiale non dipende solo dalla manutenzione, ma da una errata progettazione, da un "fai da te" che non ha saputo tener conto di tutte le sfaccettature che regolano questo complesso "microambiente", che vede insieme acqua, pesci, piante, micro organismi e soprattutto agenti climatici (temperatura, sole, pioggia ecc.).

In questo articolo, voglio spiegarti come effettuare una corretta progettazione di un laghetto artificiale.

Prima di iniziare però elenchiamo le operazioni che vanno affrontare e che spesso ci fanno gettare la spugna, per mancanza di informazioni:

  1. scelta della struttura
  2. dimensione della struttura
  3. scelta dell'impianto filtrante
  4. scelta delle tipologie di animali e vegetali da inserire
  5. scelta dei prodotti per la manutenzione

Risultati immagini per laghetto artificialePartendo dal primo punto andiamo a capire come si sceglie la struttura, oggi abbiamo a disposizione davvero tante alternative, infatti ci sono laghetti prestampati di diverse dimensioni sia in PVC che in Vetroresina oppure è possibile creare dei laghetti utilizzando dei teli fatti a posta per questo tipo di applicazione. La cosa che non dovete dimenticare neanche se utilizzate dei laghetti autoportanti come quelli in vetroresina, è di fare uno scavo ben più grande su cui mettere della sabbia, dove sarà appoggiato il laghetto. Questa pratica è invece obbligatoria per chi posa in opera il telo per laghetti. Mettere della sabbia non significa dare una "spolverata con sabbia silicea" ma bisogna almeno mettere uno spessore di almeno 15-20 cm di sabbia, altrimenti sia i cedimenti del terreno che il fisiologico assestamento del laghetto, rischieranno di far affiorare dei sassi che normalmente forano poi il telo, ma anche il PVC.

Le dimensioni devono essere scelte in funzione della grandezza del giardino in modo che il laghetto non sia eccessivamente impattante, mentre le profondità devono essere scelte in relazione alla sicurezza (ricordatevi che i bambini piccoli sono a rischio anche con un laghetto di 20 cm) e in funzione degli animali e delle piante che andrete ad inserire. Ad esempio, per i pesci rossi occorrono almeno 25 cm di acqua mentre per le carpe koi ne occorrono più di 40 cm.

Un altro fattore di fondamentale importanza è l'impianto filtrante, non si deve pensare che un laghetto artificiale possa "sopravvivere" senza un impianto di filtrazione, e non confondete il semplice ricircolo di acqua con l'impianto filtrante. Un gioco d'acqua aiuta l'ossigenazione, ma non serve a nulla per la limpidezza dell'acqua. L'impianto filtrante dovrà essere ben proporzionato con il volume del laghetto e dovrà avere due tipi di filtraggi, uno grossolano con della sabbia o delle spugne macroforate, e uno più fine con delle spugne o dei carboni attivi. Questo ci permetterà di avere l'acqua limpida, anche in presenza di pesci.

Animali e piante possono essere scelte in relazione soprattutto alle dimensioni, ci sono molti cataloghi anche su internet con una vastità di scelta per tutti i gusti. E' importante ricordare che sovraffollare il laghetto non porterà mai a nessun risultato soddisfacente per cui vi consiglio di inserire dalle 5 alle 10 piante, con 5-6 pesci rossi o 2-3 carpe koi per ogni 250 litri di acqua a disposizione.

Per la manutenzione è bene scegliere dei prodotti specifici che possano ad esempio ridurre la quantità di alghe e che siano sopportati sia dalle piante che dai pesci. Si possono trovare in commercio sia dei singoli prodotti che altri più complessi che agiscono su più fattori (riduzione delle alghe, correzione dei parametri vitali come pH e salinità, ecc.). Ricordate che superati i 30 °C dell'acqua è esponensiale il propagarsi di alghe e microrganismi.

Alcuni consigli utili che possono dare buoni risultati, oltre quanto già scritto, sono:

  • scegliete sempre fondi o dei teli chiari perchè diminuiscono l'assorbimento dei raggi solari, diminuendo temperatura e propagazione delle alghe;
  • mettete il lago in una zona in ombra o comunque non sottoposta ad un irraggiamento diretto per più di 6 ore, soprattutto nelle ore più calde;
  • in estate se la temperatura aumenta troppo (utilizzate un termometro per misurare la temperatura dell'acqua), utilizzate del ghiaccio per farla scendere sotto i 30 °C;
  • pulite il filtro una volta al mese in estate e almeno due volte nella stagione invernale;
  • controllate periodicamente il pH, la quantità di nitrati nell'acqua, la carica batterica e la durezza o gH (ci sono appositi test in commercio);
  • in caso di parametri fuori norma intervenite tempestivamente con prodotti mirati.
Con questi consigli e se seguirete con attenzione i metodi di progettazione e scelta dei materiali, avrete sicuramente una buona riuscita del vostro laghetto artificiale e quindi tante soddisfazioni da esso.

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Un abbraccio e a presto!

Riccardo Frontini